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Agcom e la censura alla Rete. Con il lodo Mondadori, un altro caso di conflitto di interessi

Andrea Boscaro avatar Martedì 5 Luglio 2011, 08:40 in La politica è digitale di Andrea Boscaro

Come il lodo Mondadori nascosto nelle pieghe della Finanziaria, anche il provvedimento dell'Agcom rivela un conflitto d'interessi legato alla protezione del diritto d'autore.

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Si è fatto un gran parlare in Rete - ed anche su questo blog - sul provvedimento prossimo ad essere preso da parte dell'Agcom teso a sottoporre alla Rete ad un percorso di tutela del diritto d'autore a mio avviso impraticabile, illegale (nel senso di esercitato al di fuori del coinvolgimento della magistratura) e dannoso ai fini della libertà d'espressione e dello sviluppo stesso della Rete.

Gli Onorevoli Vita e Vimercati che hanno sempre seguito da vicino i temi della neutralità della Rete stanno difendendo in Parlamento la posizione di molti esponenti del digitale italiano ed in particolare stanno protestando contro un abuso della delega prevista del Decreto Romani. Il tempo corre: vedremo cosa accadrà e se passerà la moratoria richiesta dai due deputati del Pd.

Per i temi tecnici della non praticabilità del provvedimento e del suo essere retrogrado in merito ai temi della protezione del diritto d'autore nel perimetro tracciato dal Web, rimando al mio precedente post. Oggi vorrei ricordare che il sospetto che questa mossa sia un ulteriore effetto del conflitto di interessi che proprio oggi si ripropone con la cancellazione del lodo Mondadori previsto da un comma nascosto nelle pieghe della manovra finanziaria è più che lecito.

Non possiamo infatti non richiamare alla memoria i contenziosi che hanno visto il gruppo Mediaset protagonista e all'attacco di Youtube, ma proprio da qui occorre partire. 

Chi comprenda - anche alla luce di quanto avvenuto nel mondo della musica e delle case discografiche - che oggi il diritto d'autore ed i modelli di business che vi fanno leva devono tenere conto di un contesto diverso e quindi anche di opportunità nuove, ha tutti gli strumenti per innovarsi e per monetizzare il copyright in ambienti digitali: Youtube offre accordi per monetizzare i video e la Rete stessa sta assistendo ad un diffondersi di servizi a valore aggiunto per distribuire contenuti di qualità o per diffonderli in continuità con il modello di business originario. Pensiamo alle trasmissioni in diretta streaming dei canali Rai.

Se quindi la Rete non è per definizione nemica del diritto d'autore, ma sollecita a interpretarlo con modelli innovativi per continuare a renderlo leva di sviluppo e di promozione, dobbiamo però ricordare che la Rete stessa produce modalità di sostegno all'originalità del contenuto: oltre al modello di Youtube, cito il fatto che Google penalizza il contenuto duplicato e premia chi produce contenuto e lo pubblica per primo.

Il punto è che la politica deve comprendere questi modelli e sempre più invocarli di fronte agli operatori del settore: perchè al G8 di Deauville dedicato al controllo della Rete non è stato fatto? Perchè le grandi aziende del Web non sono coinvolte in modo fattivo nel trovare soluzioni che - con spirito co-operativo e non conflittuale nè supponente - possano applicare lo spirito delle leggi ai mondi nuovi che tali non riescono più a regolare?

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2 commenti
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13 Lug 2011
alle 19:33

StefanoAI

Con i tempi che corrono meglio conoscere quali sono i mezzi che dovremo utilizzare per navigare nella rete senza censura.
http://agcdm.com

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06 Lug 2011
alle 21:12

Alberto F

Si tratta di un tentativo di usopersonale della legge! Altro che scuse! Spero sia altrettanto osteggiata qualsiasi altra legge o articolo del genere!

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