Come il digitale cambia la politica, come la politica usa il digitale
Google customizza i risultati sulla base del comportamento dell'utente, ma questo crea bolle che impediscono di vedere risultati lontani dal nostro punto di vista
Medito da ieri sera sul video di un TED talk, un ciclo di conferenze americane che raccontano con spirito avanguardista il futuro del digitale, dell'economia, della società: il video è lo speech di Eli Pariser, uno dei più noti attivisti politici che hanno visto nella Rete uno strumento potentissimo di creazione del consenso e di fund-raising. In particolare è stato Direttore Esecutivo di Moveon.org.
Pariser osserva quanto l'algoritmo di Google consideri il nostro comportamento di ricerca e quella che Ortega y Gasset chiamerebbe la nostra "circostanza" (collocazione geografica, interessi, comportamento di utenti simili, ...) per restituire risultati che siano il più possibile potenzialmente per noi rilevanti: tutto questo ovviamente in base al login che abbiamo precedentemente fatto su servizi di Google (Gmail in primis) ed al fatto che in questo modo il motore di ricerca di Mountain View è in grado di riconoscerci e seguirci.
Tutto questo per mettere in pratica quanto dice l'ex CEO di Google Eric Schmidt "It will be very hard for people to watch or consume something that has not in some sense been tailored for them".
Il punto che Pariser solleva è che questo si traduce in una sorta di "filtro" o meglio di "bolla" che Google costruisce attorno all'utente all'interno del quale si trovano solamente informazioni selezionate dal suo comportamento precedente e quindi dall'affinità e dalla preferenza che l'utente può esprimere anche nei confronti dei nuovi contenuti. Il problema è far galleggiare la ricerca in un contesto sì rilevante, ma per questo non libero e capace di creare una prigione di autoreferenzialità e di limite a ciò che la Rete è: trasparenza delle informazioni, opportunità di confronto.
E' quanto può accadere sui social media dove, se abbiamo solo amici di uno schieramento politico rischiamo di non uscire fuori da una visione interna al nostro ambiente, ma in questo caso è "colpa nostra": siamo noi ad aver scelto di chi essere amici su Facebook o chi seguire su Twitter. In un motore di ricerca, l'algoritmo non è modificabile e quindi la bolla è più stretta e resistente.
Purtroppo è quanto accade nella vita di tutti i giorni, se siamo abituati a guardare solo alcuni talk-show o a leggere alcuni giornali... il rischio di non vedere gli altri punti di vista è serio.
Ancor più serio quando fonti di informazione non esplicitamente schierate sono manipolate dalla lottizzazione e dalle cordate interne: giusto tenere sotto controllo i fenomeni che avvengono sulla Rete perchè almeno qui non vi siano effetti distorsivi sull'opinione pubblica e sulla libertà di apprendimento personale.
Ciao Piana C.,
Ti consiglio di leggere anche questo recente articolo dell'Economist (http://www.economist.com/node/18894910).
Google non cambia di frequente l'algoritmo: a memoria ricorda circa un cambiamento significativo all'anno: quest'anno si tratta di Panda, nel 2010 si chiamava Caffeine.
Certamente la sua lotta è contro coloro che in parte ne sfruttano gli elementi artificiosi come la produzione di contenuti di limitata qualità.
Se il tuo sito è vivo, ricco di utenti e di idee, non hai da temere.
Buon lavoro!
Andrea
Ciao Andrea, ho guardato il video di Pariser con piacere, così come quando posso altri Ted. Grazie della segnalazione. Con quanta frequenza Google cambia l’algoritmo del motore di ricerca? Secondo te, questo cambiamento, se c’è, potrebbe dare una certa varietà ai risultati personali?
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alle 13:19
Piana C.
Grazie del link e della risposta dettagliata, molto utile.