Come il digitale cambia la politica, come la politica usa il digitale
Facebook è utilizzato dalla maggioranza degli utenti con un atteggiamento di svago e intrattenimento: per questo il rischio è che il contesto editoriale che si viene a creare non sia tale da modificare le decisioni politiche.
Si è parlato moltissimo in questi giorni, anche su questo blog, del ruolo dei social media nel diffondere idee e posizioni politiche e nel produrre quelle condizioni di partecipazione e trasparenza delle informazioni tali da avere un'influenza sulla vita politica. Oggi però vogliamo evidenziarne alcuni limiti.
Certamente non si tratta di limiti di copertura - per dirla in termini pubblicitari - visti i 22 milioni di utenti italiani iscritti al social network o di frequenza - gli italiani si loggano almeno una volta ogni due giorni - nè tanto meno un limite in termine di target, visto che Facebook si sta consolidando come la piazza virtuale per un utente adulto e rilevante sotto tutti i profili statistici.
Il limite è piuttosto dato dall'uso che di Facebook fanno la maggioranza di questi utenti e che è facile percepire nel momento in cui si osservano le pagine di persone meno impegnate sul fronte della comunicazione, del business e dell'economia. Insomma, man mano che si va in quello che un tempo si chiamava Paese reale, si osservano profili che in Facebook vedono un luogo di puro svago - prevalgono i giochi e le applicazioni - o la condivisione di informazioni personali.
Il risultato di quest'uso è che il contesto editoriale che si viene a creare non sia tale da modificare le decisioni politiche e certo questo è anche un limite della piattaforma persino sotto il profilo del suo uso dal punto di vista del marketing più in generale.
Se questo è un limite, d'altro canto, non occorre però sorprendersi: riflette pienamente una società italiana fortemente appiattita sulla sfera privata e sul bisogno di distrarsi: il vento che si dice essere cambiato non può certo aver mutato in modo così rapido e radicale la società così come l'abbiamo letta nel corso degli ultimi dieci anni.
Facebook o, meglio, l'uso che se ne fa ha pertanto dei limiti, ma questo non significa che non possa accrescere il suo ruolo nella vita pubblica. Pur nel contesto descritto, è infatti vero che:
- così come nella vita reale, le decisioni politiche (e non solo) sono originate dal comportamento di alcuni influencers che, grazie ai social media, riescono a produrre una viralità ancora più forte e decisiva a patto che tali persone vi siano presenti e sappiano utilizzarli. Di qui l'attenzione che stiamo prestando alla diffusione della conoscenza di questi media;
- al di fuori del tradizionale ruolo dei partiti e della faziosità che connota tanta parte della nostra vita politica, Facebook contiene strumenti (come la condivisione dei link) che privilegiano il focus sui temi anzichè sui simboli e questo diminuisce il perimetro dell'azione dei soggetti politici tradizionali, ma allarga il perimetro della partecipazione politica tradizionale;
- tale partecipazione riuscirà ad essere più incisiva qualora trovi soluzioni di informazione capace anche di intrattenere secondo quel trend che oggi viene definito "gamification". Ed ecco che sondaggi e quiz possono avere più successo rispetto a dichiarazioni politiche e pura diffusione di iniziative e dichiarazioni.
Facebook ha dei limiti che però sono i nostri e sta a noi servirci delle nuove tecnologie per condurre una vita pubblica più trasparente, più informata, ispirata ad un maggior civismo.
Agcom e la censura alla Rete. Bisognerebbe conoscere per poter deliberare.
Google ci chiude dentro bolle di informazione. Come i giornali e la realtà attorno…
Agcom e la censura alla Rete. Con il lodo Mondadori, un altro caso di conflitto di…
Nichi Vendola: il politico nel digitale tra Facebook, Twitter e Youtube
Questo blog è "In cerca d'autore"